18/10/2026
L'analisi del giorno dopo: Napoli affonda in laguna. Adesso è crisi
Un tonfo in laguna, colpito e affondato. La sconfitta del Napoli a Venezia, la quinta in nove partite da inizio stagione, è sicuramente quella che fa più male e che ufficialmente apre la crisi azzurra. Non tanto perché è avvenuta contro l'ultima in classifica che nelle sei partite di campionato aveva fatto zero punti, ma perchè ancora una volta sono venuti a galla errori e quella confusione che la squadra ha sempre avuto in questi due mesi di stagione. E le colpe vanno equamente divise tra società, allenatore e giocatori.
Ma prima di un'analisi generale veniamo alla gara del "Penzo" che anche questa volta ha evidenziato tante carenze ed errori. Vero che giocando ogni tre giorni il tecnico deve provare ad alternare giocatori e cercare di avere il massimo da tutti anche per evitare infortuni, ma anche questa volta i risultati non sono arrivati gli infortuni sì. Nel primo tempo Allegri ha messo in campo una difesa a tre con il doppio play e McTominay con Giovane dietro la punta.
Il Napoli ha tenuto il predominio del gioco contro una squadra che stava bassa nel tentativo di ripartire in contropiede. A fine primo tempo si contava una sola azione pericolosa degli azzurri inconcludenti negli ultimi 30 metri. La difesa a 3 era decisamente eccessiva e davanti Giovane e Lucca non sembravano in grado di scardinare la retroguardia veneta. Ci si sarebbero attesi dei cambi per ridisegnare la squadra e darle una vocazione più offensiva togliendo un difensore e allargando il gioco sulle fasce o con la qualità di De Bruyne.
Invece il Napoli è ripartito allo stesso modo e su una palla persa da Lucca, complice un'incertezza di Rrahmani, è arrivata la rete di Adams nell'unica conclusione in porta dei lagunari. Solo a questo punto sono arrivate le prime mosse del tecnico che ha inserito Hojlund, De Bruyne e Alisson restando con una inutile difesa a 3. Al 63' Politano ha poi preso il posto di Beukema e l'ultima mezz'ora è stata un assedio.
Ma che fosse gara sfortunata lo si era capito perché al 68' De Bruyne sbagliava il suo primo rigore in maglia azzurra esaltando la parata di Martinez che si ripeteva in almeno due altre circostanze su Lobotka e Alisson salvando la propria porta. A chiusura di una partita disastrosa arrivava pure l'infortunio di Alisson che negli ultimi minuti avvertiva un fastidio muscolare e restava in campo solo perchè il mister aveva esaurito i cambi con Olivera che aveva sostituito Spinazzola.
Detto del tecnico che sono ormai diverse gare che non riesce a leggere a dovere l'andamento delle gare, non si possono esimere da colpe giocatori e società. I giocatori, non tutti, perchè sembra che abbiano perso quella cattiveria e dell'agonismo che manca a chi si sente già arrivato. La società perché non ha compreso che questo gruppo fosse da ringiovanire prima nella mente poi anche nel corpo visto che gli infortuni muscolari ormai sono una costante nemmeno più tanto preoccupante atteso che sono diventati una desolante certezza.
Si è pensato di affidare il gruppo ad un tecnico navigato e dal curriculum lusinghiero anche se datato e con la nomea di aziendalista. Un modo per evitare di fare mercato e andare avanti con un gruppo alla fine di un ciclo. E a metà ottobre il Napoli è a 9 punti dalla capolista e ancora al palo in Champions League. Realtà triste e senza prospettive se non desolanti: sembra che dall'era vincente di Conte sia passato un decennio e non pochi mesi.
Antonio Procopio
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