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03/02/2019

Napoli, 12 anni di Marek Hamsik: è stato splendido

Napoli, 12 anni di Marek Hamsik: è stato splendido

Uno dei maggiori rischi che qualunque storia d’amore corre, si sa, è il dare certe cose per scontate. Certo, a ragionarci un attimo su, siamo tutti coscienti che nulla è eterno. E se applichiamo questa certezza al mondo del Calcio, specie al calcio di oggi, possiamo esserne ancora più sicuri. Eppure alzi la mano chi sabato, di fronte alla sontuosa prestazione di Marek Hamsik, non abbia pensato soltanto all’ennesima rinascita del capitano azzurro, e non sia tornato a recitare con sollievo il vecchio adagio “quando gira Hamsik, gira tutto il Napoli”. Nessuno, se non lui, se non la dirigenza della Società Sportiva Calcio Napoli, sapeva che quei suoi 90 minuti, giocati col piglio e lo spunto illuminante dei giorni migliori, potrebbero invece essere stati davvero gli ultimi in maglia azzurra della sua carriera e della storia del club partenopeo.

Eppure è così. Anzi, mancando l’ufficialità del trasferimento del centrocampista slovacco, c’è da scrivere “pare sia proprio così”. Il giorno del distacco, quello in cui la maglia numero 17 del Napoli sarà svestita dal campione, per essere direttamente consegnata alle bacheche della hall of fame azzurra, sembra vicino. E soprattutto inevitabile.

Si dirà: “doveva accadere, prima o poi”, e anche il campo cominciava a dimostrarlo. Sarebbe forse giusto anche analizzare quanto il Napoli perderebbe (o perderà) a causa di questa cessione, che va peraltro consumandosi a mercato chiuso. Ed ha un gusto decisamente amarognolo osservare che quest’operazione sta per perfezionarsi proprio dopo una delle prestazioni più convincenti del centrocampo azzurro, formato per tre quarti dalla “vecchia guardia sarriana”, tutta fatta di polmoni e puri lampi di genio, con un Allan tornato a recuperare quantità notevoli di palloni e un Hamsik a illuminare a turno Callejon, Insigne e a suggerire continuamente proiezioni offensive agli altri compagni.

Non giriamoci intorno, insomma: Il capitano azzurro tornerebbe senza dubbio ancora tanto utile a questo Napoli, nonostante l’età, l’esplosione in rosa di un talento puro come Fabian Ruiz, e qualche motivazione in meno. Ma questi sono i giorni in cui sarà necessario, per una piazza come quella partenopea, concentrarsi su altro, sull’uomo, su quello che ha rappresentato per lui indossare la fascia di capitano e su cosa lui è e resterà per tutti i sostenitori del Napoli.

Marek Hamsik è arrivato a Napoli nell’estate del 2007 che era poco più che maggiorenne e anche oggi, a guardare giusto 4 centimetri sotto la sua iconica cresta, si ritroverà in lui quello stesso sguardo. Marechiaro (come da sempre tutti lo chiamano, che ci si trovi all’ombra del Vesuvio o sull’altra sponda dell’Atlantico) ha conservato intatta la sua spontaneità, la modestia e l’impareggiabile correttezza. Un capitano sui generis, lo potremmo definire: mai aggressivo, sempre determinato. Leader con l’esempio e l’impegno più che per le sue urla o per le dichiarazioni spacca-audience. Hamsik è stato ed è il calciatore che ha battuto il pugno sul suo petto per 121 volte, dopo ciascuno dei suoi gol, con l’entusiasmo e la gioia, la rabbia e la forza di chi non ha scordato le sue origini, neanche da grande, neanche  da capitano della sua Nazionale. Più gol di Cavani, più di Maradona, e non è utile né opportuno elencare qui tutti gli altri record che ha battuto, nella sua lunghissima militanza nel Napoli.  Tanto sarebbe bastato, per consegnarlo alla storia del club partenopeo, ma lo slovacco è amato da compagni, tecnici e da tutti i tifosi soprattutto perché non ha mai nascosto i suoi stessi limiti, per gli alti e i bassi che in questi anni ha sempre alternato e per la dose d’impegno in più che è sempre riuscito a mettere, sia in partita che in allenamento, per tornare ad essere il faro del centrocampo azzurro.

Memorabili, nella storia del nuovo Napoli (quello ritornato in A dopo gli anni durissimi del dopo fallimento) resteranno i suoi gol alla Juventus. Su tutti, il raddoppio del 20 Maggio 2012, in Finale di Coppa Italia, che annichilì gli avversari e riportò un trofeo a Napoli dopo 22 anni e la bordata sotto la traversa con cui il ragazzo con la cresta chiuse i conti di un’incredibile rimonta, all’Olimpico di Torino, per il 2-3 in campionato del 31 Ottobre 2009.

Non è detto ancora, la firma sul contratto redatto in lingua cinese, slovacca e italiana non è stata ancora posta, ma tutto ormai lascia pensare che il calcio italiano stia per perdere un altro, storico protagonista. E allora consentiamoci il lusso di non banalizzare il momento ricorrendo alla retorica delle “bandiere che nel calcio ce ne sono sempre meno”, e ammettiamo per una volta che dimenticare la professionalità e la lealtà sportiva di un uomo come Hamsik sarà davvero difficile. E’ stato splendido poter assistere, commentare, criticare o magnificare le gesta di Marekiaro Hamsik nei suoi lunghi anni di carriera, con la maglia azzurra addosso.

Per chi tifa Napoli, ma anche per tutti quelli che amano il gioco del calcio, è forse il momento degli occhi lucidi e degli Amarcord. Ma aver cura di conservare, rivedere, rivivere i gol e le prestazioni di Capitan Hamsik, e prenderle ad esempio o termine di paragone per misurare i risultati di tanti altri campioni che verranno, potrà  essere consolatorio e aiutare -ancora una volta- tutto l’ambiente azzurro a crescere, a maturare e a continuare ad ambire ai più alti traguardi. Chissà, infine, se sognare di rivederlo in Società con un altro ruolo, magari da dirigente, non possa essere al tempo stesso consolazione di oggi e presagio per un prossimo futuro.

Ognuno a suo modo proverà ad elaborare il distacco da questo campione, se davvero ci sarà l’addio a stagione in corso, e tutti rispetteranno comunque questa sua scelta. Ma sarà in ogni caso dura, forse più di come fu per  qualche altro illustre addio. Già, perché Marek Hamsik resterà per tutti il ragazzo che ha scelto di vivere e far crescere i suoi figli a Castel Volturno, lontano dai clamori e vicinissimo ai campi d’allenamento, che ha resistito a tante ricche sirene di mercato e che ha sempre reso pubblico l’attaccamento alla città di Napoli, ai suoi valori e al suo Pubblico. Hamsik resterà per tutti Marekiaro.

Foto: SSC Napoli

Carmine Ciniglia

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