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11/02/2015

Napoli: Rivalutazione dell’artigianato, la sfida di 'ManinArt' nel centro storico

Napoli: Rivalutazione dell’artigianato, la sfida di 'ManinArt' nel centro storico

Quale luogo migliore del centro storico di Napoli, luogo culto dell’arte presepiale ed orafa (tra le più importanti), per accogliere una manifestazione che ha come obiettivo il rilancio delle attività artigianali, in un momento storico in cui la tecnologia e la produzione industriale dominano il mercato, tanto delle grandi metropoli, quanto dei piccoli centri.

In una logica di produzione che vuole oggetti realizzati per essere utilizzati deliberatamente per brevi periodi, per essere poi rapidamente sostituiti (con conseguente ingente spreco di risorse energetiche ed inquinamento ambientale), è una grande sfida dare visibilità e nuova vita ad attività che, al contrario, si fondano sulla manualità, sull’impiego di materiali “poveri”, sul riuso, sulla salvaguardia dell’ambiente. Ed è sicuramente differente il motore che muove la produzione: sono infatti la passione, l’esigenza di esprimersi attraverso la propria creatività, il motore, accanto a quello considerato “secondario”, di ricavare un utile ed è messo in conto anche l’insuccesso, l’insoddisfazione, tanto propria, quanto del possibile acquirente.

Molti degli artigiani facenti parte del collettivo “La Tribù dell’Artigiano” -che ha dato vita a “ManinArt” presso la Chiesa di San Biagio Maggiore- ci hanno infatti rivelato che non sempre l’opera finita corrisponde all’idea iniziale, ma che, al contrario, molto spesso si trovano nella condizione o di partire da un’idea originaria, che si modifica in corso d’opera o di iniziare il processo creativo senza prevedere la fattura finale, lasciandosi, quindi, guidare soltanto dall’ispirazione del momento.

In particolare, questa è la filosofia di Marina Orlando, in arte Mavalù, che realizza creazioni in ceramica nel suo laboratorio artistico del Vomero, racchiudendo nell’espressione “in ogni oggetto c’è sempre qualcosa di noi”, la sua innata esigenza di esprimersi con l’arte e di creare, libera da schemi e convenzioni. Tra le sue creazioni uniche ed originali esposte al pubblico, installazioni luminose, articoli d’arredo, suppellettili per la tavola e la cucina e monili, con una particolare attenzione a Napoli, che si esprime nella realizzazione di tazzine per il caffè e raffigurazioni del Vesuvio, per lei, simbolo indiscusso della città partenopea.

Sono particolarmente interessanti le creazioni dell’architetto Elisa Lanna, che ci presenta i suoi “gioielli di scarto”, come lei stessa ama definirli, ossia gioielli realizzati con materiali di recupero, al fine di rivoluzionare l’idea di gioiello, il cui valore, cioè, non dipende dal valore stesso del materiale, bensì dall’idea associata al gioiello stesso, che diviene così “gioiello contemporaneo”. Tre sono le collezioni presentate, di cui la prima è “PET a portèr”, che si compone di monili realizzati con la plastica(PET), delle bottiglie. Elisa Lanna ci spiega che, avvicinando la plastica ad un’adeguata distanza da una fonte di calore, avviene il processo di vetrificazione, un indurimento della plastica, che assume così un aspetto simile al vetro. Altra collezione è “lattine da indossare”, che impiega fondi di lattine di alluminio, che l’artista impiega sia a fondo singolo che a fondi accoppiati; particolarmente affascinante una collana realizzata anche con sezioni trasversali di cavi elettrici che, montati su base di alluminio, conferiscono l’aspetto di una murrina. Ultima collezione è “Tu bì or not tu bì” che si avvale dell’uso di tubicini di gomma, in cui si inseriscono riccioli sempre di lattine di alluminio. Altri materiali di riuso impiegati sono bulloni, cordoncini di tende, paillettes; i colori usati sono ovviamente ad acqua e quindi atossici.

Del tutto originali sono le maschere di cartapesta (e materiali di recupero) del giovane Luca Arcamone, che, partendo solo per gioco dalla realizzazione di una maschera per sé (tra l’altro con l’innesto dei propri capelli), ha proseguito negli anni la sua avventura, sino a creare vere e proprie collezioni, di cui particolarmente suggestiva (e perfetta per il periodo di carnevale) è quella delle maschere di animali. Luca ci confida che l’animale in cui si rispecchia maggiormente, nonché quello di cui ha realizzato la prima maschera, è il lupo e che, attraverso questa originale passione, riesce ad incanalare le sue emozioni più profonde, soprattutto la sua aggressività, e che esse, trasformandosi, prendono nuova vita attraverso la maschera stessa.

Altra artigiana giovanissima è Valentina De Felice che, dopo gli studi all’Istituto d’Arte con indirizzo “Ceramica”, inizia a modellare e decorare (con colori apiombici) nel suo laboratorio l’argilla, realizzando utensili e oggetti d’arredo in perfetto “stile Vietri”: barattoli, vassoi, tazzine, orologi, lampade, porta incenso, targhe per la casa, ma anche orecchini (leggerissimi, provare per credere!) e collane, e come da tradizione napoletana, corni portafortuna. I colori sono i più vari, da quelli pastello a quelli metallizzati; il fil rouge della sua collezione è indubbiamente la vivacità.

Nelle parole e nelle creazioni di ciascuno degli artigiani incontrati emergono senza dubbio l’entusiasmo ed una passione innata per quello che essi stessi non considerano tanto un lavoro quanto un vero e proprio stile di vita. Napoleggiamo vi invita quindi a visitare la mostra, che rientra tra gli eventi promossi e supervisionati dal collettivo IDEA, che opera all’interno dell’Asssociazione Domus Memini nella Chiesa di San Biagio Maggiore. A seguire, le interviste ad Angela Verrastro e Davide Serio che, insieme a Francesco Ciotola, costituiscono il collettivo: 

Maria Marobbio

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